I Libri di base vanno incontro al bisogno di conoscere e di partecipare alle scelte di vita, di studio e di lavoro nel mondo d’oggi. Presentano autori fra i più esperti in ogni campo di attività e di interesse. Sono scritti e illustrati in modo semplice e chiaro perché tutti possano capire. La collana è diretta da Tullio De Mauro.
Giorgio Vercellin (Lillianes, Aosta, 1950) è professore ordinario di lingua e letteratura afghana nell’università di Venezia. Ha scritto, fra l’altro, Afghanistan 1973-1978. Dalla Repubblica presidenziale alla Repubblica democratica (Venezia, 1979); Asia occidentale nella collana «I popoli del mondo» (Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1983); Crime de silence et crime de tapage. Panorama sur l’Afghanistan contemporain, Napoli, supplemento degli Annali dell’Istituto Orientale, 1985.
INDICE
7 / I. L’altopiano iranico e i popoli che lo abitano L’altopiano iranico, 7. Il problema dell’irrigazione, 10. Gli in-sediamenti umani, 12.1 kafiri o nuristani, 16. Gli hazara, 18.1 pashtun, la loro organizzazione tribale e i rapporti con il potere centrale, 19. Le tribù in Iran, 26. Gli azeri e gli altri gruppi turchi, 28.1 curdi, 29. Le minoranze religiose, 35. La questione delle minoranze in Iran, 36. La questione delle minoranze in Afghanistan, 46.
49 / IL La cultura e la religione Persia e Iran, 49. «No all’Occidente, no all’Oriente, si all’I-slam», 52. Gli Achemenidi e l’Iran dei Pahlavi, 55. Le origini e l’espansione della cultura in lingua neopersiana, 56. Da un’unica lingua neopersiana a tre lingue nazionali, 57. Dalla shi’a allo sciismo duodecimano, 59. Il ruolo dell’imam, 61. Le gerarchie religiose nello sciismo, 64. Dalla moschea al Partito della Repubblica islamica, 68. L’Islam in Afghanistan, 70.
73 / III. L’economia: campagne, industrie, petrolio La situazione nelle campagne iraniane prima della riforma agraria, 73. L’organizzazione sociale tradizionale nelle campagne e i cambiamenti dal secolo XIX, 76. La riforma agraria di Mohammad Reza Pahlavi, 78. Gli obiettivi e le conseguenze della rivoluzione bianca, 80. L’agricoltura in Afghanistan, 83. Il petrolio in Iran, 85. La nazionalizzazione, 86. La crisi degli anni cinquanta: Mohammad Reza Pahlavi e Mohammad Mo- saddeq, 89. Ancora sul petrolio iraniano: dalla nazionalizzazione a oggi, 91. Il gas naturale in Iran e in Afghanistan, 93. L’industrializzazione in Iran, 96.
100 / IV. Le rivoluzioni in Iran e Afghanistan Che cosa vuol dire rivoluzione, 100. Le modificazioni in Iran negli anni settanta, 101. La società iraniana, 106. La gestione del potere sotto i Pahlavi, 108. Le forze armate in Iran, 110. Le componenti politiche della rivoluzione iraniana, 112. Il Fronte nazionale, 114. Il Sazeman-e Mojahedin-e Khalq-e Iran, 118. Il Tudé 121. I Fedayyin-e Khalq, 124. L’ayatollah Ruhollah Khomeini, 126. Abolhasan Bani Sadr, 131. La radicalizzazione dello scontro, 132. Le modificazioni degli anni cinquanta in Afghanistan, 133. La svolta costituzionale degli anni sessanta, 136. La crisi degli anni settanta e la presa del potere da parte del Pdpa, 137. La Repubblica democratica dell’Afghanistan, 141. L’opposizione alla Rda, 144. L’intervento sovietico in Afghani¬stan, 146. Le prospettive della rivoluzione afghana, 151.
155 / Cronologia 169 / Indice dei nomi 171 / Indice dei termini definiti e delle sigle 172 / Lettura di altri Libri di base 173 / Altre letture
I. L’ALTOPIANO IRANICO E I POPOLI CHE LO ABITANO
L’altopiano iranico - Il problema dell’irrigazione - Gli insediamenti umani -1 kafiri o nuristani - Gli hazara -1 pashtun, la loro organizzazione tribale e i rapporti con il potere centrale - Le tribù in Iran - Gli azeri e gli altri gruppi turchi - I curdi - Le minoranze religiose - La questione delle minoranze in Iran - La questione delle minoranze in Afghanistan
1. L’altopiano iranico. La regione geografica in cui sono situati l’Afghanistan e l’Iran, un altopiano con un’altezza media di oltre mille metri sul livello del mare, è chiusa a ovest da una catena montuosa, lo Zagros, che procede dal nodo del Caucaso lungo la Mesopotamia per costeggiare poi il Golfo Persico (o Arabico). Questo tratto di mare che separa l’Iran dalla penisola araba è oggi un nodo strategico tra i più cruciali. Attraverso di esso, infatti, passa la maggior parte del petrolio greggio destinato alle industrie del mondo sviluppato. Non meraviglia dunque che molti avvenimenti di cui è stato protagonista l’Iran nel ventesimo secolo (da quando cioè nel 1908 vi venne perforato con successo dagli inglesi il primo pozzo petrolifero) siano connessi con tale decisivo nodo delle vicende economiche e politiche internazionali.
La presenza economica europea in questa zona non risale però solo a ottanta o cento anni fa: sin dalla fine del XVI-XVII secolo, ad esempio, i portoghesi contendevano ai persiani il controllo dell’isola di Hormuz, di fronte all attua¬le Bandar Abbas. Nello scontro si inserirono rapidamente gli stessi inglesi che in quegli anni stavano iniziando la loro penetrazione coloniale nel Vicino e Medio Oriente. Le lotte nel Golfo costituivano all’epoca i segni locali della violenta svolta in atto nella storia del commercio tra Levante e Occidente. Pochi decenni dopo la rivalità britan¬nica e portoghese per il controllo del Golfo Persico sfocerà in scontri di ben altra dimensione tra gli Stati del nascente mercantilismo europeo per il dominio dei territori coloniali. Questo problema però non ci interessa a fondo qui perché i paesi dell’altopiano non hanno mai subito la colonizzazione diretta delle potenze occidentali.
Tra le vie carovaniere che per secoli hanno solcato l’alto-piano collegando i porti del Mediterraneo orientale (e quindi l’Europa) con le lontane regioni asiatiche produttrici della seta e delle spezie, una passava attraverso la Mesopotamia e lungo il Golfo Persico. L’altra, la ben più celebre «via della seta» per eccellenza, dopo aver penetrato le terre iraniche attraverso la Transcaucasia partendo dal Mar Nero, costeg-giava a sud i monti dell’Alborz.
Questa catena, la cui vetta più alta è il vulcano spento del Damavand che con i suoi 5.604 metri sovrasta Tehran, separa l’altopiano dalla grande depressione del Mar Caspio, quasi isolandola dal resto della zona. Come conseguenza la parte di territorio iraniano che si stende lungo le rive meridionali di questo grande lago salato ha sempre goduto di caratteristiche particolari. L’abbondanza di precipitazioni atmosferiche, per esempio, rende qui possibili coltivazioni altrove sconosciute (il tè) o disagevoli (il riso), e vi fa crescere pure rigogliose foreste. Non solo: queste valli umide e boscose sulla fascia costiera del Caspio si sono sempre differenziate dal resto dell’altopiano anche riguardo alle popolazioni che vi abitano.
La configurazione fisica ha infatti senz’altro influenzato le vicende storiche. Abbiamo cosi un punto di partenza importante per capire come mai in queste terre l’Islam si sia diffuso relativamente tardi, perché qui siano apparse, nel-l’undicesimo secolo, alcune tra le prime dinastie indigene indipendenti dal califfato, perché vi sia stata rallentata, se non impedita, la penetrazione dei nomadi i quali, come vedremo, hanno svolto un ruolo fondamentale nella storia dell’altopiano; e infine, per venire ai giorni nostri, perché vi sia stata particolarmente attiva durante gli ultimi anni dei Pahlavi la guerriglia dei gruppi della sinistra, quali i Moja-hedin-e Khala e i Fedayyin (vedi cap. IV).
Uscendo dalla depressione caspica si incontrano le non molto elevate cime del Khorasan, un ostacolo facilmente superabile non solo dai commercianti ma anche dalle orde di invasori provenienti dalle steppe dell’Asia centrale. Ben altrimenti possente la catena dell’Hindukush che forma una dorsale montuosa da ovest verso est attraverso tutto l’Afghanistan per terminare nel nodo del Pamir, limite occidentale estremo dell’Himalaya e del Karakorum.
Siamo nel Badakhshan, dove si trova quel piccolo lembo di terra, detto Vakhan, che, alla fine del secolo scorso, la Russia e la Gran Bretagna, in lotta fra loro, assegnarono ai sovrani di Kabul, per evitare il contatto diretto tra le rispettive zone di influenza. Con questo gruppo montuoso, le cui vette raggiungono e superano i 7.000 metri e dove gli insediamenti umani e le possibilità di movimento sono estrema- mente limitati, l’Afghanistan confina per pochi chilometri con la Repubblica Popolare Cinese, acquistando cosi ancora maggior importanza strategica.
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Giorgio Vercellin
Iran e Afghanistan
Editori Riuniti
Editori Riuniti Libri di base Iran e Afghanistan Questioni nazionali religiose e strategiche in una delle zone più calde del mondo di Giorgio Vercellin
Editori Riuniti Libri di base 105 Collana diretta da Tullio De Mauro
Sezione 1. Il mondo: l’universo, gli ambienti, i paesi Volume a cura di Pier Giovanni Donini
Le sezioni dei Libri di base
1. Il mondo: l’universo, gli ambienti, i paesi 2. La storia: epoche ed eventi 3. La donna, l’uomo: corpo, mente e funzioni 4. Arti e comunicazione: linguaggi e tecniche espressive 5. Economia e lavoro: organizzazione e tecnologie 6. La società: istituzioni e forze politiche e sociali 7. Il sapere: scienze e campi di ricerca 8. Classici, testi, documenti, biografie
cura redazionale di Emilia Passaponti progetto grafico di Tito Scalbi impaginazione di Christine Sitte ricerca iconografica a cura dell’autore cartine di Erminia Mercantini
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