
Leggende del Popolo Curdo
Balulì Zanà
Arcana Editrice
Popolo diviso fra cinque nazioni, Turchia, Iran, Siria, Iraq e Armenia, i Curdi erano originariamente pastori nomadi, provenienti quasi certamente dall'antica Persia. La loro storia è tra le più travagliate.
Passato via via dal dominio arabo a quello ottomano, il Kurdistan non fu mai uno stato unitario e l'identità nazionale e perfino la lingua curda furono negate dai regnanti di turno fino alla seconda guerra mondiale,
quando almeno il Kurdistan iracheno ottenne, nel 1970, una parziale autonomia.
Tale nelle grandi linee la storia di questo popolo, che sta venendo prepotentemente alla ribalta della storia.
Le favole che compongono questo libro sono state faticosamente raccolte dalle fonti dei vari Paesi interessati e rielaborate da un esperto di letteratura del Vicino Oriente. Sono racconti semplici, incentrati sulle esperienze e la mentalità di due personaggi tipici della cultura curda, il pastore e il viaggiatore, nonché sulla vita familiare.
La lezione che se ne può trarre, oltre al divertimento, è inaspettata: sdrammatizzante, generosa e fondamentalmente ottimista.
Indice
Introduzione / 11
Area Curdo-Turca
Nota, 21 Hasò / 23
Loro per noi, noi per gli altri / 25
Il leone e la mosca / 27
Il racconto del re / 29
D prezzo della mela portata dal fiume / 37
Il povero e il fico / 39
L'uomo pigro e sua moglie / 41
La storia del divertimento / 43
Area Curdo-Turca-Siriana-Irakena
Nota / 55
Falsa testimonianza / 57
Balulì Zanà e la brocca piena d'oro / 59
La risata di Balulì Zanà / 61
La storia della sberla / 63
La pietra preziosa / 65
La giara d'oro / 73
Mosi / 77
La bugia con la coda / 83
D cittadino e il contadino / 87
Tre ricchi / 89
La zuppa di verdura / 91
Area Curdo-Caucasica
Nota / 95
D vecchio saggio / 97
L'uomo senza pensieri / 101
D servo intelligente / 103
Il conoscente furbo / 105
Il cammello e la neve / 107
D ragazzo buono / 109
Il signore e il pastore / 111
Le chiacchiere delle novelle spose / 113
Il cane da caccia e il coniglio / 115
E pipistrello / 117
La tortora e il pesce / 119
Le parole del vecchio / 121
Nerin / 123
Il padrone e il servitore / 125
Due pastori / 127
Due ragazze / 129
Il coniglio e i suoi cuccioli / 131
La ricchezza cerca alloggio / 133
Chi semina vento raccoglie tempesta / 135
La ragazza e i venti manovali / 137
Tre amici / 139
L'uomo che ordinava al re / 141
Akhmad e la giovane Tazmal Khatun / 143
Il contadino e il passerotto / 155
La volpe, la rana, il gallo e la tortora / 157
Mirzà Makhmud e Dunya Guzal / 159
Il pastore e il mollali / 169
Il cane è sempre cane / 171
Il prete di Dedvan / 173
Il principe coraggioso / 175
Bibliografia / 177
Fonti delle fiabe / 179
INTRODUZIONE
Il Kurdistan, paese dei Curdi, terra ignorata per secoli, terra di dolore, è la patria di un popolo fiero e antico. È pressoché impossibile presentare la cultura di un popolo che per secoli ha visto negate dai propri regnanti la propria lingua, la propria scrittura e la propria identità nazionale, l'esistenza insomma. Quasi mezzo milione di chilometri quadrati occupa il territorio di questo paese stretto fra tre mari: il Caspio, il Mar Nero e il Mediterraneo. È una terra piena di tristezza, condivisa con un'altra popolazione dalla storia travagliata e difficile: il popolo armeno, circa 25 milioni di abitanti senza uno Stato. Nel nostro secolo due trattati intemazionali a tre anni di distanza l uno dall altro fecero sperare nella fondazione di uno Stato curdo, ma tali speranze furono cancellate. Il trattato di Sevres s impegno a creare uno Stato sovrano almeno sul territorio dell Impero Ottomano, ma il trattato di Losanna ignoro tutti gli impegni precedenti.
I Curdi abitano oggi sul territorio di cinque Stati diversi: Turchia, Iran, Siria, Irak e Armenia. Di religione musulmana, appartengono al gruppo sunnita; fra loro sono presenti numerose sette religiose, capeggiate dagli Yezidi e dagli Ali- lahi. La loro lingua è il curdo.
La nascita di questo popolo non è stata mai studiata a fondo, pochi lavori seri sono a disposizione del lettore occidentale. La stessa cosa non si può dire invece per il lettore orientale, in quanto, soprattutto negli ultimi anni, sono state pubblicate opere serie e profonde in arabo, turco e armeno.
Secondo questi studi, i progenitori dei Curdi sarebbero venuti dai Persi dell'attuale Iran. Dopo la formazione del califfato arabo, vennero ad abitare la parte nord della Mesopotamia ed è in questo periodo che la quasi totalità della popolazione divenne musulmana. Nel periodo dei Selgiuchidi (XI-XII secolo), l'espansione della popolazione si diresse poi verso la parte meridionale dell'Armenia.
Ci sono già ampie documentazioni scritte sui Curdi nei manoscritti del XII secolo, soprattutto nelle fonti arabe, che sovente li chiamano ‘pastori nomadi’. La presenza dei Curdi nell'Armenia storica è massiccia dopo il XVI secolo, che vede il rafforzamento del sultanato ottomano nella regione.
Il nome del Kurdistan è stato usato sempre con l'aggiunta dell'entità statale che lo ospitava, per esempio, Kurdistan iraniano, Kurdistan irakeno, Kurdistan turco ecc., in quanto uno Stato unitario è sempre mancato.
I Curdi sono divisi in due gruppi principali che si differenziano per una serie di caratteristiche nazionali, antropologiche e linguistiche: Curdi del nord o Kurmanci, presenti in Turchia, Siria, Armenia, Iran e in alcune zone dell'Irak, e Curdi del sud o Sorani, presenti in Irak e in Iran. Fino all'inizio del XX secolo l'organizzazione intema di tipo feudale del popolo curdo dipese dagli Stati regnanti, cioè dall'Iran e dalla Turchia ottomana.
Dopo la caduta della dominazione ottomana (1918) sono intervenuti una serie di pesanti tentativi di annientare completamente l'entità curda. Da queste radicali difficoltà nacquero numerosi sollevamenti popolari e vere rivoluzioni, alcune delle quali, perlomeno per un certo periodo di tempo, portarono una ventata di libertà alle popolazioni curde, senza peraltro riuscire a fargliela assaporare interamente.
Dopo la seconda guerra mondiale la lotta di liberazione nazionale presso i Curdi visse una stagione molto feconda, finché nel 1970 almeno in Irak si riuscì a far passare una legge per l'autonomia locale del Kurdistan irakeno. In mezzo a tutte queste difficoltà il popolo curdo riuscì a crearsi una cultura originale e radicata fra le diverse popolazioni, sia pure distinte e separate una dall'altra a causa della rigidità delle varie frontiere statali. L'unico gruppo curdo che sia riuscito ad avere delle condizioni ottimali per l'affermazione della propria cultura è però quello che vive all'interno delle frontiere dell'ex URSS, concentrato più che altrove in Armenia. Ivi esistono già da mezzo secolo Istituti di studio della lingua e cultura curda, Istituti sperimentali per il teatro curdo e una stazione radio che trasmette in lingua curda. La produzione totale di questi centri è di migliaia di volumi in lingua sia armena che russa e naturalmente in lingua curda, con originali esperimenti d'uso di caratteri armeni e cirillici nella stampa dei volumi più popolari. In Armenia si configura una classe intellettuale curda molto colta che, con le proprie diramazioni sia a Mosca che a San Pietroburgo, funge da capofila per la propagazione della cultura curda in questa parte del mondo.
Gli avvenimenti degli ultimi anni hanno fatto sì che il gruppo più numeroso dei Curdi, quello esistente in Turchia, valutato circa 20 milioni di individui, riesca a vivere, pur fra mille difficoltà, una vera primavera culturale, politica e sociale della propria identità nazionale. Anche se fino ad oggi manca una legislazione apposita che riordini i diritti di questa grande massa della popolazione della Turchia, circa un terzo della popolazione totale, di fatto esistono ormai sia a livello locale sia nel Parlamento nazionale turco una venti¬na di rappresentanti eletti in diverse liste dei partiti politici turchi.
Sono primi passi, da incoraggiare e da continuare con altre esperienze di diverso tipo. In Turchia è in atto una larga campagna di diffusione della cultura e della civiltà curda per mano di diverse associazioni curde che sono nate negli ultimi anni in quel paese, sfruttando lo spazio di una certa libertà. E interessante sapere che il primo linguista che si sia occupato della lingua curda in modo scientifico è stato un sacerdote italiano, Maurizio Garzoni, domenicano, che nel 1784 pubblicò prima la grammatica e due anni dopo il vocabolario della lingua curda. Un secolo dopo iniziò una più specifica ricerca sulla lingua curda con due nuovi vocabolari dedicati alla fraseologia e all'etimologia. Oltre alla lingua parlata esiste una lingua letteraria, per certi versi ancora in formazione e riorganizzazione in due forme diverse.
La prima è quella che prende come modello la lingua curda parlata fra i gruppi dell'ex Unione Sovietica, in modo particolare la lingua curda parlata dalle popolazioni curde dell'Armenia; questa lingua viene stampata dal 1921 con caratteri armeni, dal 1929 con caratteri latini, agevoli soprattutto per la massa della popolazione curda che risiede in Turchia, e dal 1946 in caratteri cirillici.
La seconda forma è quella basata sulla variante sorani, che soprattutto nel XX secolo ha dato una discreta quantità e un'ottima qualità di opere divulgative e di letteratura impegnativa.
L'opera letteraria più antica arrivata ai nostri giorni è dell'XI-XII secolo ed è in caratteri arabi. Il genere poetico, con tema l'amore, è quello più coltivato. La provincia di Hakkari (attuale Turchia) è la culla di questa fase sia nella poetica che nella letteratura in generale. I personaggi più fecondi e conosciuti di questa cultura prettamente curda sono: Ali Diremahi (X secolo), Babà Tahir (X secolo), Ali Harirì (1009-79) e infine il grande filosofo, poeta e studioso della confraternita degli Yezidi Sheid Adì (X-XI secolo). Nel XII secolo il pensatore curdo M.A. Gezirì, che tende verso i Sufisti, fonda una scuola letteraria nuova, incrociando la metrica della poesia curda con quella arabo-persiana. Nel XIII secolo troviamo il lirismo di S. Efendu e di Sheih Khalidì. Nel XIV secolo è famoso F. Dairan con le sue opere a sfondo sociale. Una delle più famose è il poema Sheih Sanan. A cavallo dei secoli XVI e XVII troviamo il poeta Akhmatè Khanì con il suo capolavoro Mani u Zin, poema amoroso molto lungo. Pur usando indifferentemente le lingue turca, persiana e araba, Khanì era un grande difensore della lingua e della cultura curda. Nella letteratura curda non è certo assente il misticismo (Shah Hakarì e altri); l'impulso maggiore alla lotta di liberazione nazionale si trova invece nelle opere di Nali (1797-1855), Khurdì (1809-1849), Salim (1800-1866) e di Harikh (1865-1909).
L'ideatore e organizzatore del fiorire della coscienza nazionale è Hagì Khoyi (1815-1892); maestro di satira della letteratura curda è Sheih R. Talabanì (1835-1909).
Numerose delle opere citate, per lungo periodo non studiate e sconosciute, vengono attualmente approfondite e pubblicate in una gamma di edizioni alla portata di tutti. Lavoro per il momento circoscritto a pochi paesi del Vicino Oriente. Abbiamo pensato di tracciare così rapidamente un quadro della letteratura curda per toglierla dall'anonimato in cui è avvolta in Occidente.
I racconti qui elaborati e tradotti in lingua italiana provengono da diverse zone del Kurdistan, in modo particolare dai villaggi a est dell'Armenia, delle zone del sud-est della Turchia, attorno al lago di Van, e delle province di Mardin, Diyarbakir, Siirt e naturalmente Hakkari, che in questo momento è il centro sociale e culturale nonché politico del popolo curdo.
Tra i personaggi maggiormente presenti vi è il vecchio saggio, vi sono inoltre racconti di storie familiari: relazioni fra padre e figli, fra due figlie e i parenti prossimi. Risalta la vita semplice ma generosa del popolo curdo, assolutamente realista e malgrado tutto ottimista.
Un altro personaggio molto presente è il pastore, abitante della montagna senza fissa dimora, che porta con sé la propria cultura e le proprie abitudini, e infine una profonda filosofia che in fondo è l'ancora cui aggrapparsi davanti ad ogni ostacolo o dramma. Il personaggio del viaggiatore è, assieme al pastore, il portatore dei valori del vivere quotidiano del curdo. Si parla sovente di lunghe peregrinazioni che praticamente rappresentano la storia dei Curdi: spesso il personaggio ‘uomo’ è scambiato con un ‘cerbiatto’ o un altro animale della montagna, quasi per interrompere una noiosa continuità. Alcuni contrasti fra diversi gruppi di Curdi sono messi sulla bocca dei diversi animali; il cerbiatto che non riesce a capire il comportamento delle pecore, il cane pastore che litiga con il gregge che non ubbidisce.
Il racconto curdo è una parabola che non stanca, non drammatizza gli eventi anche gravi, ha una ventata dell'aria fresca delle alte montagne sempre piene di neve: territori li¬beri con una popolazione non libera, però fiera, orgogliosa di essere nata su quello straordinario calvario: il Kurdistan. La fiaba diventa beffa quando il racconto tocca il soldato del conquistatore, il re straniero; allora la falsa testimonian¬za è d'obbligo, la bugia è lecita, frumento o luppolo fa lo stesso, insomma davanti al nemico bisogna difendersi con ogni mezzo.
Nei racconti del Kurdistan la religiosità è accettata come un accessorio, non è essenziale, con il mollah si discute tranquillamente, alcuni pastori non sanno nemmeno pregare, non fa niente. Il pastore afferma con semplicità: ‘Se la preghiera non fa male alle pecore, allora posso pregare anch'io'. E un rapporto molto sciolto con l'Alto, senza alcuna rigidità islamica. Dio è molto vicino, il suo profeta Solimano ha una bellissima moglie che combina tanti guai; per risolvere i problemi bastano gli uccelli del Kurdistan.
L'esteso territorio del Kurdistan, con i suoi numerosi e differenti climi, compare in diversi racconti; in alcuni troviamo il cammello e la neve assieme, non sempre vanno d'accordo ma sono onnipresenti. In alcuni racconti della zona caucasica ritroviamo somiglianze con racconti normalmente considerati turchi, per esempio nel personaggio anatolico di Nasreddin Hogià. Un esempio per tutti può essere costituito dal racconto Falsa testimonianza, in cui nei testi turchi il personaggio principale è il Nasreddin Hogià, nel racconto curdo invece la trama è costruita su un soggetto sociale: si tratta di un ricco e di un povero davanti al giudice.
La grande quantità di personaggi più o meno reali fa sì che il racconto curdo diventi o sembri il più realistico possibile. In questo universo sono numerosi i vari Balulì Zanà, Hasò, Akhmad, Tazmal Khatun, Gharaman e altri, che sono parte integrante e reale del mondo sociale curdo. Conoscere una bellissima realtà che ci è così vicina è stata una grande riscoperta. Speriamo che il calore che emanano i racconti di questo popolo fiero suscitino giusta curiosità e interesse in ognuno di noi e ci rendano un po' più attenti e sensibili nei suoi confronti.
Balulì Zanà
Area Curdo-Turca
Il Paese Che oggi occupa la maggior parte del Kurdistan è la Turchia. Praticamente la metà della popolazione curda risiede sul territorio della Turchia, oltre che nelle zone vere e proprie del Kurdistan turco, anche in grosse concentrazioni nelle grandi città come Istanbul, Izmir e Ankara.
Praticamente uno su quattro cittadini turchi è curdo. Circa 225 mila km2 all'interno del territorio della Turchia ap¬partengono appunto al Kurdistan turco, con una incidenza del 30% sul territorio totale della Repubblica turca.
Diciotto delle 67 province turche sono parte integrante del Kurdistan, nel gergo ufficiale vengono chiamate sempli¬cemente l'Oriente del paese o altre volte Anatolia Orientale.
A queste cifre si deve aggiungere una presenza anomala di Curdi a Cipro, dove, in seguito all'occupazione parziale dell'isola da parte delle truppe turche, una popolazione va¬lutata di circa 50mila Curdi è stata portata col miraggio di ‘agevolazioni’ da parte delle autorità turche. Si tratta di Curdi per la maggior parte residenti in passato nelle città di Musch e di Malatya.
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Parola di Fiaba
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a cura di Malia Grazia Cella
Redazione editoriale: Giulia Bacchetta
Redazione tecnica: Giampiero Tagnocchetti
Prima edizione italiana: settembre 1992
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