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Storia dei Curdi


Éditeur : Jouvence Date & Lieu : 2004, Roma
Préface : Pages : 408
Traduction : ISBN : 88-7801-396-X
Langue : ItalienFormat : 145x215 mm
Code FIKP : Liv. Ita. Gal. Sto. N° 642Thème : Général

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Storia dei Curdi

Storia dei Curdi

Mirella Galletti

Jouvence

Studio accuratamente documentato di uno dei rari specialisti della materia su un popolo “cerniera” tra i vari mondi culturali che da sempre ne ostacolava l’affermazione unitaria; oggi tuttavia in grado di definire una propria identità.

Mirella Galletti, già professore a contratto presso le Università di Bologna e Trieste, ha svolto attività seminariale presso le Università di Erbil e di Sulaimaniya, nel Kurdistan iracheno (1994). Si occupa di storia moderna e contemporanea del Vicino e Medio Oriente, con particolare interesse per il mondo curdo. Membro dellìnstitut Kurde de Paris e del Reference-Group della Biblioteca curda di Stoccolma, fa parte del Comitato di redazione delle riviste Etudes Kurdes (Institut Kurde de Paris) e La Porta d'Oriente (direttore Franco Cardini). I suoi lavori scientifici sono stati tradotti in diverse lingue europee e orientali. Ha pubblicato tra l’altro: I curdi nella storia, 1990; I Curdi: un popolo transnazionale, 1999; Favole curde ovvero l’astuzia degli animali (con Kawa Goron), 2001; Le relazioni tra Italia e Kurdistan, 2001; Western Images of thè Womaris Role in Kurdish Society, in: “Women of a Non-State Nation: The Kurds”, a cura di Shahrzad Mojab, 2001; Incontri con la società del Kurdistan, 2002. Per la Jouvence ha pubblicato nel 2003 il volume Cristiani del Kurdistan.



PREFAZIONE

Tra i grandi problemi del Medio Oriente, il meno conosciuto è senza dubbio quello del popolo curdo, che molti orientalisti trascurano o ignorano. Forse è dovuto al fatto che si tratta di un problema “cerniera” dei mondi slavo, turco, arabo e persiano, e che per questo appare secondario agli specialisti in questi settori. Il lettore interessato dispone di un certo numero di documenti - articoli o opere - che trattano un aspetto particolare - geografico, storico, sociologico, linguistico - concernente l’una o l’altra regione del Kurdistan, ma trova pochi studi generali su questo soggetto. Storia dei curdi di Mirella Galletti viene a proposito per colmare questo vuoto.

Strano destino quello del popolo curdo.
Questo popolo vive, dalla notte dei tempi, su un territorio montagnoso, un blocco a forma di mezzaluna situato ai confini settentrionali del mondo arabo-musulmano, che i geografi, gli specialisti ed i curdi chiamano “Kurdistan”. Perché non ha uno statuto legale? Perchè questo paese, la cui superficie rappresenta una volta e mezza quella dell’Italia, e malgrado la volontà dei suoi abitanti non è riconosciuto sul piano diplomatico?

Perché l’élite intellettuale curda, sebbene cosciente e fiera di possedere una cultura specifica, per secoli si è espressa in persiano ed in arabo, la lingua dei conquistatori? Se i primi Capolavori della letteratura curda rivelano una maturità d’espressione che indica un lungo passato, perché la letteratura curda è così poco conosciuta?

Perché il curdo, la lingua dei curdi, che appartiene al gruppo occidentale delle lingue irano-ariane della grande famiglia indoeuropea, è vietato in Turchia ed in Siria?
Mentre i suoi potenti vicini - soprattutto ottomani e safavidi - si spartivano il suo territorio, perché il popolo curdo non è giunto a superare la tappa essenziale per l’unificazione e la costituzione di uno Stato indipendente?

Dall’inizio del XIX secolo, i curdi hanno preso progressivamente coscienza del fatto che per loro è impossibile conservare l’identità senza l’acquisizione di strutture autonome o indipendenti. La maggior parte dei popoli che formavano l’impero ottomano hanno raggiunto l’indipendenza politica. Perché il popolo curdo, malgrado la sua importanza numerica, oltre trenta milioni di anime, non è riuscito a formare uno Stato indipendente? Perché, dopo la prima guerra mondiale, è stato diviso tra cinque Stati? Perché i curdi rifiutano l’assimilazione alla quale li vogliono sottomettere questi Stati? Infine perché i curdi sono gli oppressi di popoli che a loro volta sono oppressi?

Mirella Galletti comincia a rispondere a queste gravi domande con il coraggio che la ispira la sua simpatia per il popolo curdo. Nessuno meglio di lei era in grado di farlo. La sua profonda conoscenza del problema curdo risale all’inizio degli anni settanta. Discute, con lode, alla Facoltà di Scienze Politiche dell’università di Bologna, una tesi dedicata a “La struttura politica e i valori culturali della società curda”. Mirella Galletti, nelle sue ricerche, abbina il rigore scientifico di una studiosa affermata alle qualità di ricerca e di critica di una grande reporter che ha superato dure prove.

Le prime missioni nel Kurdistan di Mirella Galletti risalgono al 1973- E’ uno dei rari curdologi che ha potuto recarsi in tutti i settori del Kurdistan: in Turchia, in Iran, in Iraq ed in Siria. Ha conosciuto nel Kurdistan ed in Europa i principali dirigenti del movimento nazionale curdo. Le sue informazioni non sono soltanto di prima mano ma provengono dalle fonti migliori.
Durante i suoi frequenti soggiorni a Baghdad, Mirella Galletti è stata in contatto con i più eminenti specialisti curdi d’Iraq. Ha ugualmente lavorato al dipartimento curdo dell’Accademia scientifica d’Iraq. La sua conoscenza delle lingue orientali le ha aperto le porte della ricca biblioteca di questa Accademia. Ha inoltre conosciuto letterati curdi a Sulaimaniya, a Sine/Sanandaj e a Mahabad nel Kurdistan d’Iran. Ha inoltre svolto attività di ricerca a Beirut ed al Cairo.

Membro dell’istituto curdo di Parigi, è in contatto permanente con le numerose attività culturali che vi sono organizzate. Ha partecipato attivamente a Parigi ad un seminario sulla storia e civiltà dei curdi al-Vlnstitut National des Langues et Civilisations Orientales.

Mirella Galletti ama profondamente il popolo curdo. E’ sensibile alle lotte che conduce per la sua identità. Le sue avversità la sconvolgono. Quando nell’autunno 1988, i contadini ed i pastori del Ba-dinan, vittime dei bombardamenti con gas tossici dell’aviazione irachena, sono fuggiti a decine di migliaia dalla loro patria millenaria, non ha esitato a recarsi sul posto per testimoniare la sua solidarietà. Gli orrori e la miseria scoperti sotto le tende dei rifugiati innalzate di gran fretta nell’area di Hakkàri, nel Kurdistan di Turchia, l’hanno traumatizzata.
Quando preoccupati abbiamo cercato di interrogarla al suo ritorno, la sua voce si incrinava a raccontare le atrocità che aveva visto. Per molto tempo non è stata in grado di scrivere un rigo.

La situazione curda è profondamente cambiata con l’intervento armato statunitense e britannico in Iraq nella primavera del 2003. Ma a posteriori i due Stati risentono pesantemente dell’isolamento politico internazionale e di aver combattuto la guerra senza il coinvolgimento delle Nazioni Unite. Per i curdi si aprono prospettive nuove in tutte le aree del Kurdistan.

Storia dei curdi è l’opera di una affermata studiosa. E’ uno studio accuratamente documentato, seriamente elaborato che, ne siamo convinti, sarà una pietra miliare nella storiografia curda.

Joyce Blau
Institut National des Langues et Civilisations Orientales,
giugno 2003

Premessa

Bàzdàn, gbàrdàn, helàtin, kosh, kùraù, ràkirdin, rau, rosbtin. Sono otto vocaboli curdi che indicano l’esodo. Su un mio quaderno di viaggio ho queste parole scritte di suo pugno dal grande poeta Sherko Bekes durante un incontro a Erbil nel 1992. La tragedia del popolo curdo emerge anche sotto l’aspetto linguistico. Quando pensiamo al popolo curdo ci balzano agli occhi le immagini di esodi biblici sulle montagne del Kurdistan, di profughi che arrivano sulle nostre coste.

Il “problema curdo” costituisce un dilemma cruciale per la stabilità del Vicino e Medio Oriente. In tale questione si fondono e compenetrano tre problematiche attuali: il diritto all’esistenza, quello all’autodeterminazione del popolo curdo, la presenza dell’acqua e del petrolio nel Kurdistan. Presenza che determina una politica volta a relegare i curdi a un ruolo subalterno.

Le circostanze internazionali e locali non hanno permesso al popolo curdo di costituirsi in Stato: a tale proposito le sue vicende vengono comparate a quelle dei popoli armeno ed ebraico. Inoltre la spartizione del Kurdistan richiama quelle della Polonia nel XVIII secolo.
I curdi da oltre ottant’anni lottano per il riconoscimento dei loro diritti e delle loro aspirazioni nazionali. Questa continuità storica è anche la migliore dimostrazione della infondatezza della tesi sostenuta negli anni passati da alcuni regimi mediorientali, secondo cui la questione curda non sarebbe altro che un’invenzione giornalistica o un problema indotto dall’imperialismo.

Dalla fine della prima guen'a mondiale, quando le potenze occidentali attuarono la divisione del Kurdistan tra Turchia, Iraq e Siria mentre l’area curda in Iran restava entro i confini di questo Stato, il popolo curdo oppone una strenua resistenza all’emarginazione politica, economica, sociale e culturale a cui è sottoposto dai regimi di questi Paesi, e al tentativo di etnocidio perpetrato dalla Turchia di Mustafa Kemal Atatiirk e dall’Iraq bathista. Questa zona impervia e quasi sconosciuta è teatro di operazioni di guerra in cui viene impiegato ogni mezzo per stroncare la resistenza curda, comprese armi chimiche e deportazioni.

L’aspirazione dei curdi se non all’indipendenza almeno all’autonomia viene strumentalizzata dalle potenze imperialiste e sub-regionali, ...

 




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