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Un destino in versi, lirici curdi


Auteurs : |
Éditeur : Vecchio Faggio Date & Lieu : 1990, Chieti
Préface : Pages : 168
Traduction : ISBN : 88-7113-051-0
Langue : ItalienFormat : 140x210 mm
Thème : Po├ęsie

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Un destino in versi, lirici curdi

UN DESTINO IN VERSI
lirici curdi

POESIA POPOLARE

Poesia spesso anonima, trasmessa oralmente, e solo in rare occasioni tramandata in 'raccolte', era affidata alla memoria collettiva o a professionisti che avevano il compito di recitarla e trasmetterla alle generazioni successive. Si esprime in forme diverse: canzoni e poemi la cui struttura e impostazione si avvicinano a quelle dell'epopea. I momenti della vita quotidiana si intrecciano ai segmenti della storia- retta del popolo curdo. I valori morali ed estetici, patrimonio di ognuno e di tutti, costituiscono la filigrana dei motivi attraverso cui si raccontano l'amore, la guerra, la terra e la morte. Peculiare, come d'altronde in quasi tutte le culture islamiche, il rapporto fra tradizione letteraria colta e popolare: peculiarità che si traduce in una libera e diffusa riappropriazione di quanto è colto, piuttosto che in dicotomia espressiva e tematica.

Volutamente, non si indica per questa parte la cronologia dei brani presentati, nè si danno informazioni filologiche. L'obiettivo che ci si è proposti è quello di offrire un discor- so poetico unitario, capace di indicare la continuità storica e l'omogeneità culturale di un popolo, così come esso, a livello di massa, ce le ha testimoniate.


Nota sui testi presentati

La poesia curda, poesia dell'iranismo occidentale, è certamente, in gran parte, poesia militante: arma raffinata e tenace di una lotta secolare ben al di là della contingenza pur eroica di questo o quell'episodio di ribellione, di sopraffazione, di martirio.

E' anche poesia fortemente impregnata del gusto robusto, schietto, forte del popolo: spontaneità irrefrenabile che la tensione patriottica esalta mentre ne è a sua volta sorretta e protetta dalle ricorrenti tenta¬zioni retoriche del grande tema della liberazione na¬zionale. E' però anche, più che non si creda per via della frantumazione dialettale, della prevalente orali¬tà, dei diversi alfabeti in uso, della soggezione politi¬ca e socio-culturale, poesia perfettamente inserita nell'alveo glorioso e consumato della grande tradizione, simbolica e mistica, dell'islam di matrice iranica. Anche accademia, se si vuole. Ma accademia, spesso, nel senso migliore di un'aulicità più sommessa, più "provinciale" forse, che, un pò a somiglianza di quanto accade presso i cugini orientali dei persiani, gli afghani, molto rinfresca e il canone dotto e la polvere dei propositi didascalici. Né mancano, oggi, voci dalla sensibilità universalmente attualissima, ri-formatrici ma sempre ben piantate nel solco, meno déracinées, insomma di molti, forse più noti, persiani o turchi.

Nei limiti dello spazio a disposizione s'è voluto dare, di un pò di tutto questo, qualche esempio. Esempi che possono dimostrare più cose. Innanzitut- to l'esistenza di una produzione sostanzialmente omogenea in tutta la patria curda. In altre parole, pos- sedere un passaporto turco, siriano, iracheno, persia- no o sovietico (perché così, oggi, il Curdistan è smem- brato) poco significa in termini letterari. La stessa dia- spora, di una certa consistenza nei paesi dell'Europa settentrionale, non provoca diversità di gran rilievo.

Ciò significa che sempre c'è stata e sempre c'è os- mosi in terra curda e tra i curdi. Il comune destino politico, persecuzione e negazione di identità, hanno facilitato il mantenimento di antiche strutture familia- ri e sociali cui appoggiarsi nei momenti di bisogno, assai frequenti, ma dall'altro lato pure l'accettazione delle novità, anche culturali, quando a promuoverle ci fosse un curdo. La reciproca integrazione culturale, infatti, appare almeno a chi specialista non é come un dato oggettivo. Le divisioni politiche, che pure non mancano, interferiscono solo marginalmente, quando il componimento poetico si fa propaganda, non quan- do la poesia è strumento di consapevolezza politica.

Gli esempi indicano in particolare, in questa prospettiva, che alle diverse forme linguistiche usate nel far poesia non corrispondono diversità di tematiche né di modelli letterari, tanto che non ci è sembrato necessario segnalare quale fosse, nei singoli casi, il dialetto usato. Altro era il nostro scopo: riprodurre un discorso a più voci, proteso nel tempo; ma un discorso lirico, sì che la pur famosa e importante pro¬duzione epica è stata tralasciata, e solo lirici sono i frammenti estrattine. Lirica, comunque, in cui il pa¬triottismo, sentimento nazionale e ideali politici fitta¬mente inestricabilmente si intrecciano alle scene di vita naturale, a certi lampeggiamenti d'entusiasmo alternati a più sommessi balenii d'intimismo, che non sono poi se non l'espressione specifica dell'amore, della gioia, del dolore universale. E ciò ha natural¬mente comportato necessità di scelta. Scelta e traduzione sono perlopiù risultato di lunghe piacevoli ore di lettura trascorse insieme da chi scrive (iranista, quindi solo "orecchiante" di curdo, incapace di afferrar bene, da solo, un testo, soprattutto contemporaneo) e dell'amico curdo Hinir Salim, pittore e cultore d'arte, cui dobbiamo anche la copertina di questo libro: si tratta delle versioni non siglate.

Le traduzioni con la sigla HGC e GS sono opera congiunta, invece, di Hanne Grúnebaum Coletti e dello scrivente, mentre AC vale Alessandro Coletti.

Alessandro e Hanne erano tutta la curdologia italiana, meritorie lucide faville troppo rapidamente spente cui vorremmo tanto veder succedere presto una grande fiamma, ma le strutture del sapere ufficiale e relative programmazioni poco curano da noi popoli e culture "minori".

GR è Gabriele Rebecchi. La sigla AB segna quelle che sono le ultimissime fra le molte versioni poeti che orientali di Alessandro Bausani, forse l'ultimissimo contributo in senso assoluto del Maestro alla cono- scenza della civiltà islamica nel nostro paese. E qui come in altri casi, in cui sempre erano gli elementi comuni alle varie culture islamiche a sollecitare la sua attenzione, egli non si è limitato alla poesia classica a lui congeniale, considerando indispensabile os- servare un fenomeno nell'interezza delle sue espres- sioni.

L'omaggio è dunque anche a chi non ha visto que- sto libro, pur avendo portato ad esso il suo contributo. Non una dedica nell'occhiello, perché il volume non poteva non essere dedicato a tutti i poeti curdi, ma ancora con parole curde, di uno che per ora non è entrato nel Parnaso letterario, però crescerà:

Stanotte
ed altre notti
trattengo sveglio il cielo
per comporre una poesia.

E appena scritta la poesia
io m'arrampicherò,
su una cresta salirò,
giungerò alla tua camera buia.

Sulla spalliera de/letto
silenziosi poggerò
i miei versi: una candela
accesa nel buio per te.

Gianroberto Scarcia




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