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Canti d'amore e di libertà del popolo kurdo


Editor : Tascabili Economici Newton Date & Place : 1993, Roma
Preface : Îbrahîm EhmedPages : 98
Traduction : ISBN : 88-7983-060-0
Language : ItalianFormat : 125 195 mm
FIKP's Code : Liv. Ita. Sch. Can. N° 2632Theme : Literature

Canti d'amore e di libertà del popolo kurdo

Canti d'amore e di libertà del popolo kurdo

Laura Schrader

Tascabili Economici Newton

Nascosta tra le montagne, dimenticata dal mondo come il popolo da cui nasce, la poesia kurda canta l'amore e la guerra, la passione per la propria terra e la libertà. Negli ultimi settantanni, dopo la spartizione del Kurdistan tra Iran, Irak, Siria e.Turchia, racconta le atroci persecuzioni di cui è vittima il popolo kurdo, fino allo sterminio con armi chimiche nell'lrak di Saddam Hussein e alla guerra senza quartiere in Turchia. Questa raccolta presenta, per ogni secolo, le opere più significative della poesia kurda d'autore e del ricchissimo folklore kurdo. Nelle espressioni di una cultura e di una lingua millenaria, oggi represse e proibite, si rivela l'anima di un popolo innamorato della propria terra e della libertà.

Laura Schrader, esperta di politica mediorientale, dal 19/5 è impegnata a denunciare la tragica condizione del popolo kurdo nel suo lavoro di giornalista e in convegni internazionali. Membro del direttivo dell’ACIK, ha contribuito a far co¬noscere in Italia la cultura kurda con la traduzione del saggio Il folklore kurdo nelle trascrizioni letterarie di Kamal Fuad ( 1980), la pubblicazione di poesie ( 1983 e 1985) e la presentazione del poeta Sherko Bekas ( 1987).

Ibrahim Ahmad è considerato il più grande romanziere kurdo contemporaneo. Fondatore e direttore della storica rivista culturale Gaiawez ( 1939-1949), con la sua opera, che comprende anche saggi, racconti, poesie, ha contribuito a formare la moderna coscienza nazionale kurda. In esilio a Londra per circa 20 anni, è tornato a Sulaimania dopo la liberazione del Kurdistan iracheno (1991).


Indice

7 / Prefazione di Ibrahim Ahmad
9 / Introduzione di Laura Schrader

Canti d’Amore e di Libertà del Popolo Kurdo

Anonimo
15 / La conquista islamica

Baba Tahir
16 / Quartine

Malaye Jaziri
17 / Al principe di Botan
17 / Sono un fiore

Ahmadi Khani
18 / [Coppiere, per amor di Dio, vieni]
19 / [Sono confuso sulla saggezza di Dio]
20 / [Se questo frutto]

Ali Tarmuki
22 / [Lunghe sono le strade dei secoli]

Poema Epico Popolare
23 / [Centomila khan e sultani]

Canzone Popolare
24 / Le mie ciglia

Canto Popolare
25 / [Quando si dirà per me...]

Poema Popolare 
26 / Lamento di Khajeh

Poema Epico Popolare
27 / [Il Pascià, il Baban, il conquistatore di tenre] NALI
28 / Dall’esilio, all’amico Salim

Salim
29 / A Nali

Ballata Popolare
30 / Rose di sangue

Ballata Popolare
32 / [O cavaliere, cavaliere]

Canti Popolari
33 / [Ecco la primavera]
33 / [O mia bella, voglio andare laggiù]
34 / [Pazzo!]
36 / [Mela]

Herik
37 / [Diletta mia...]

Canto Popolare
38 / [Il tuo fazzoletto...]

Canto Popolare
39 / [Sono la rosa selvatica...]

Canto Dei Pastori
40 / [Ei, ei, pastorello!]

Ballata Popolare
41 / La partenza

Canto Popolare
42 / [Scendo gli alti sentieri...]

Canto Popolare
43 / [Morire per te, Kurdistan]

Piramerd
44 / Nawroz (Nuovo giorno)
44 / Le stelle e io

Canti Popolari Di Guerra
46 / [Fratelli, siamo in guerra]
47 / [O Emir...]
47 / [Ehi, uomini!]
48 / [È guerra in Anhar]

Ibrahim Ahmad
50 / [Sono un Pesh merga...]

Ahmet Arif
51 / Adilosh

Sherko Bekas
52 / La canna e il vento
52 / Calze
53 / Dialoghi
54 / Neve
54 / Numeri
55 / La mia infanzia 55 Bottoni
55 / Quando
56 / Separazione

Mehmet Emin Bozarslan
57 / La nostra poesia è scritta con le lacrime

Kemal Burkay
58 / Helin
58 / Infine

Dildar
59 / O nemico!

Huseyn Ferhad
60 / Fiore kurdo

Gegherxuin
61 / Essere liberi
61 / La vecchia montanara
62 / Sono la rosa d’Oriente

Enver Gökçe
63 / Io, sventurato

Goran
p. 64 II carcere di Ejdehak
65 / La bellezza e la donna
66 / Sirio
66 / Una bella senza nome
67 / Per l’angelo della musica

Ahmad Hardi
69 / Tu e io

Hejar
70 / Laye Laye
71 / II nostro destino
71 / Quel fiore HEMIN
72 / Sono kurdo
72 / Frontiere

Khabat
73 / Candela
73 / Balorà
74 / [Era pomeriggio]

Cahit Kulebi
76 / L’Est

Latif
77 / Chiodi 77 Se dicessi
77 / Io vado
78 / Alla città che amo
78 / Anche se
79 / Nazim Hikmet parla all’umanità

Ahmed Mukhtar
81 / Quando il Kurdistan sarà unito
Abdullah Pashew
82 / Milite Ignoto
82 / Non c’è notte che non sogni le montagne

Rafik Sabir
83 / È nato

Ferhad Shakely
84 / Kamishli
84 / Kurdistan, la terra sanguinante
87 / Notte oscura

89 / Cenni biografici

93 / Bibliografia


PREFAZIONE

Per centinaia di anni la poesia kurda d’autore, salvo qualche ecce-zione, non si è discostata molto dalla poesia del Medio Oriente in ge-nerale, per quanto riguarda i contenuti, le forme espressive, la metrica. Anche nella poesia kurda troviamo i generi letterari della poesia mistica, apologetica, satirica, della poesia d’amore, di quella celebrativa di matrimoni e festività, della poesia di lutto, nonché di quella conviviale e in onore del vino e di altre libagioni alcoliche.

Le voci educative, patriottiche, tese ad insegnare il valore della libertà sono state poche, nella poesia kurda, fino alla conclusione della prima guerra mondiale. Le conseguenze di quella guerra sono state tragiche. Non soltanto il popolo kurdo non ha ottenuto i benché minimi diritti nazionali, ma lo stesso territorio del Kurdistan, e quindi la nazione kurda, sono stati smembrati e divisi tra gli Stati confinanti. Tali Stati hanno immediatamente cercato di annullare al loro interno l’identità Kurda e per cancellare il nome dei Kurdi e del Kurdistan dalla storia del mondo hanno applicato politiche di oppressione con incarcerazioni, deportazioni, massacri, nella totale negazione di ogni diritto umano. Per applicare questa politica in modo più silenzioso e più facile, hanno cominciato ad attuarla in primo luogo nei confronti degli intellettuali, nonostante il loro numero, all’interno della società kurda, fosse relativamente esiguo. Ma gli intellettuali erano conside-rati, dal potere nemico, come il fuoco che cova sotto la paglia. Per tagliare i contatti tra gli intellettuali e la popolazione, per evitare che la loro voce arrivasse alla nazione e illustrasse gli obiettivi della sporca politica del nemico incoraggiando la resistenza, la rivolta, la lotta per riottenere i legittimi diritti, negati, il potere ha vietato ogni forma di libertà. La realtà ha dimostrato che i nemici del popolo kurdo anche in questa politica si erano sbagliati e non avevano capito ancora che «quando un popolo paga la libertà con il sangue, nessuno può sbarrargli la strada». Così, il piano realizzato dai governi per tagliare i contatti tra gli intellettuali e la popolazione del Kurdistan ha avuto l’esito contrario, ha rinsaldato i contatti e ha provocato l’avvicinamento tra la popolazione e gli intellettuali, soprattutto poeti e scrittori, i quali, con scelta appropriata, hanno puntato molto sulla poesia. La poesia d’autore, che era un genere prima piuttosto elitario, è diventata allora uno strumento di espressione quasi normale per rivelare la volontà, gli obiettivi, la sensibilità, il dolore e la felicità degli esseri umani in una forma attraente che, unita con la musicalità del ritmo, riusciva a entrare in tutte le orecchie e a risuonare su tutte le bocche. La poesia è così andata incontro alla popolazione, abbracciando tutti con amore e portando con sé le idee di libertà, di patriottismo, di democrazia, di umanità. La poesia ha espresso il dolore del popolo e il suo odio nei confronti dell’ oppressione e ha mostrato che la liberazione nazionale è l unica strada per ritornare a vivere. Ha approfondito la sensibilità popolare nei confronti dei popoli di tutto il mondo impegnati a conquistare la libertà e i loro diritti, ai quali bisogna offrire appoggio e solidarietà.

La poesia degli ultimi decenni è stata costruita, e preziosamente ornata, con queste prestigiose tematiche. Così si è trasformata in una delle armi più efficaci non soltanto per abbattere quel muro che il nemico voleva alzare tra i poeti e la popolazione kurda. È diventata un’arma molto efficace e forte nella lotta dei popoli per la libertà, l’autodeterminazione, la democrazia, la pace.

Alcuni tra i poeti hanno combattuto sul campo di battaglia e hanno dato la vita, come martiri.
L’oppressione, la tirannia degli occupanti del Kurdistan, torturatori dei Kurdi, hanno dunque provocato una rivoluzione anche nella poesia.

Ibrahim Ahmad

Introduzione

Per la sua posizione strategica e per le sue risorse, e forse anche perché il suo popolo non ha mai avuto mire espansionistiche, il Kurdi-stan è stato sottoposto a diverse dominazioni. Ma, se nelle città e presso le corti principesche i letterati — molti, non tutti — adottarono pelle loro opere, nei secoli scorsi, l’arabo, il persiano, il turco, nei villaggi si sono tramandate una lingua e una poesia multiforme, scaturite dal cuore dei millenni. Per quanto modificata e arricchita a contatto con gli idiomi di altri popoli, la lingua kurda è la lingua dell’ Avesta. Alcune parole kurde di oggi sono le stesse usate da Zardasht (Zarathustra) nelle Ghata, gli inni sacri di cui rimangono pochi frammenti. Alessandro Coletti nella sua «Grammatica» nota che i Kurdi chiamano la loro lingua anche «màda», cioè medo e Tawfik Whaby, il più importante storico kurdo del nostro tempo, afferma: «Mentre i primi Kurdi proto-indoariani non lo erano, i Kurdi di oggi sono Medi». Alessandro il Macedone incendiò la biblioteca di Ecbatana, e in assenza di scavi archeologici non possiamo sapere se qualche altra testimonianza della lingua dei Medi è sepolta con la loro capitale. Sembra quindi che la lingua kurda sia sopravvissuta per alcuni secoli attraverso la trasmissione orale (la prima grammatica risale al secolo XVII) e sia rimasta viva nonostante tutte le vicissitudini della popolazione proprio grazie alla forza delle tradizioni dei Kurdi, «ferme come le rocce delle loro montagne». Poesia, musica, danza sono connaturate con il popolo kurdo, tanto che l’etnologo Viltchevsky parla di «ipertrofia del folklore». La poesia popolare kurda si canta, e anche le liriche contemporanee vengono dette con voce, cadenze e tono che sono musicali, diversi dagli accenti del linguaggio quotidiano. L'antichità della musica kurda, dicono gli esperti, è dimostrata dal fatto che essa si è sviluppata sulla propria tradizione conservando un unico «modo» che i popoli vicini chiamano «kord» o «kurd».

Il divieto islamico di far musica al di fuori del contesto religioso non ebbe alcun ascolto da parte kurda. Fanno parte del folklore poemi epici, cavallereschi, d’amore, in molte versioni, che cantano i bardi; fiabe, leggende, racconti, ballate e canti dedicati ai villaggi, alle stagioni, alla natura, all’amore, agli eventi della vita sociale, ai piccoli ...


Laura Schrader

Canti d'amore e di libertà del popolo kurdo

Tascabili Economici Newton

Tascabili Economici Newton
Canti d'amore e di libertà del popolo kurdo
Prefazione di Ibrahim Ahmad
A cura di Laura Schrader

Tascabili Economici Newton
100 pagine 1000 lire

99

In copertina: Smko Tawfek, Il ritorno
(per gentile concessione dell’autore)

Prima edizione: ottobre 1993
Tascabili Economici Newton
Divisione della Newton Compton editori s.r.l.
© 1993 Newton Compton editori s.r.l.
Roma, Casella postale 6214

ISBN 88-7983-060-0

Stampato su carta Tambulky della Cartiera di
Anjala distribuita dalla Fennocarta s.r.l., Milano
Copertina stampata su cartoncino Fine Art
Board prodotto dalla Cartiera di Aanekoski

Tascabili Economici Newton, sezione dei Paperbacks
Pubblicazione settimanale, 30 ottobre 1993
Direttore responsabile: G-A. Cibotto
Registrazione del Tribunale di Roma n. 16024 del 21 agosto 1975
Fotocomposizione: Coop. Sinnos a r.l., Roma
Stampato per conto della Newton Compton editori s.r.l., Roma
presso la Rotolito Lombarda S.p.A., Pioltello (MI)
Distribuzione nazionale per le edicole: A. Pieroni s. r.l.
Viale Vittorio Veneto 28 - 20124 Milano - telefono 02-29000221
telex332379 Pieron I- telefax02-6597865
Consulenza diffusionale: Eagle Press s.r.l, Roma



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