Nascosta tra le montagne, dimenticata dal mondo come il popolo da cui nasce, la poesia kurda canta l'amore e la guerra, la passione per la propria terra e la libertà. Negli ultimi settantanni, dopo la spartizione del Kurdistan tra Iran, Irak, Siria e.Turchia, racconta le atroci persecuzioni di cui è vittima il popolo kurdo, fino allo sterminio con armi chimiche nell'lrak di Saddam Hussein e alla guerra senza quartiere in Turchia. Questa raccolta presenta, per ogni secolo, le opere più significative della poesia kurda d'autore e del ricchissimo folklore kurdo. Nelle espressioni di una cultura e di una lingua millenaria, oggi represse e proibite, si rivela l'anima di un popolo innamorato della propria terra e della libertà.
Laura Schrader, esperta di politica mediorientale, dal 19/5 è impegnata a denunciare la tragica condizione del popolo kurdo nel suo lavoro di giornalista e in convegni internazionali. Membro del direttivo dell’ACIK, ha contribuito a far co¬noscere in Italia la cultura kurda con la traduzione del saggio Il folklore kurdo nelle trascrizioni letterarie di Kamal Fuad ( 1980), la pubblicazione di poesie ( 1983 e 1985) e la presentazione del poeta Sherko Bekas ( 1987).
Ibrahim Ahmad è considerato il più grande romanziere kurdo contemporaneo. Fondatore e direttore della storica rivista culturale Gaiawez ( 1939-1949), con la sua opera, che comprende anche saggi, racconti, poesie, ha contribuito a formare la moderna coscienza nazionale kurda. In esilio a Londra per circa 20 anni, è tornato a Sulaimania dopo la liberazione del Kurdistan iracheno (1991).
Indice
7 / Prefazione di Ibrahim Ahmad 9 / Introduzione di Laura Schrader
Canti d’Amore e di Libertà del Popolo Kurdo
Anonimo 15 / La conquista islamica
Baba Tahir 16 / Quartine
Malaye Jaziri 17 / Al principe di Botan 17 / Sono un fiore
Ahmadi Khani 18 / [Coppiere, per amor di Dio, vieni] 19 / [Sono confuso sulla saggezza di Dio] 20 / [Se questo frutto]
Ali Tarmuki 22 / [Lunghe sono le strade dei secoli]
Poema Epico Popolare 23 / [Centomila khan e sultani]
Canzone Popolare 24 / Le mie ciglia
Canto Popolare 25 / [Quando si dirà per me...]
Poema Popolare 26 / Lamento di Khajeh
Poema Epico Popolare 27 / [Il Pascià, il Baban, il conquistatore di tenre] NALI 28 / Dall’esilio, all’amico Salim
Salim 29 / A Nali
Ballata Popolare 30 / Rose di sangue
Ballata Popolare 32 / [O cavaliere, cavaliere]
Canti Popolari 33 / [Ecco la primavera] 33 / [O mia bella, voglio andare laggiù] 34 / [Pazzo!] 36 / [Mela]
Herik 37 / [Diletta mia...]
Canto Popolare 38 / [Il tuo fazzoletto...]
Canto Popolare 39 / [Sono la rosa selvatica...]
Canto Dei Pastori 40 / [Ei, ei, pastorello!]
Ballata Popolare 41 / La partenza
Canto Popolare 42 / [Scendo gli alti sentieri...]
Canto Popolare 43 / [Morire per te, Kurdistan]
Piramerd 44 / Nawroz (Nuovo giorno) 44 / Le stelle e io
Canti Popolari Di Guerra 46 / [Fratelli, siamo in guerra] 47 / [O Emir...] 47 / [Ehi, uomini!] 48 / [È guerra in Anhar]
Ibrahim Ahmad 50 / [Sono un Pesh merga...]
Ahmet Arif 51 / Adilosh
Sherko Bekas 52 / La canna e il vento 52 / Calze 53 / Dialoghi 54 / Neve 54 / Numeri 55 / La mia infanzia 55 Bottoni 55 / Quando 56 / Separazione
Mehmet Emin Bozarslan 57 / La nostra poesia è scritta con le lacrime
Kemal Burkay 58 / Helin 58 / Infine
Dildar 59 / O nemico!
Huseyn Ferhad 60 / Fiore kurdo
Gegherxuin 61 / Essere liberi 61 / La vecchia montanara 62 / Sono la rosa d’Oriente
Enver Gökçe 63 / Io, sventurato
Goran p. 64 II carcere di Ejdehak 65 / La bellezza e la donna 66 / Sirio 66 / Una bella senza nome 67 / Per l’angelo della musica
Ahmad Hardi 69 / Tu e io
Hejar 70 / Laye Laye 71 / II nostro destino 71 / Quel fiore HEMIN 72 / Sono kurdo 72 / Frontiere
Latif 77 / Chiodi 77 Se dicessi 77 / Io vado 78 / Alla città che amo 78 / Anche se 79 / Nazim Hikmet parla all’umanità
Ahmed Mukhtar 81 / Quando il Kurdistan sarà unito Abdullah Pashew 82 / Milite Ignoto 82 / Non c’è notte che non sogni le montagne
Rafik Sabir 83 / È nato
Ferhad Shakely 84 / Kamishli 84 / Kurdistan, la terra sanguinante 87 / Notte oscura
89 / Cenni biografici
93 / Bibliografia
PREFAZIONE
Per centinaia di anni la poesia kurda d’autore, salvo qualche ecce-zione, non si è discostata molto dalla poesia del Medio Oriente in ge-nerale, per quanto riguarda i contenuti, le forme espressive, la metrica. Anche nella poesia kurda troviamo i generi letterari della poesia mistica, apologetica, satirica, della poesia d’amore, di quella celebrativa di matrimoni e festività, della poesia di lutto, nonché di quella conviviale e in onore del vino e di altre libagioni alcoliche.
Le voci educative, patriottiche, tese ad insegnare il valore della libertà sono state poche, nella poesia kurda, fino alla conclusione della prima guerra mondiale. Le conseguenze di quella guerra sono state tragiche. Non soltanto il popolo kurdo non ha ottenuto i benché minimi diritti nazionali, ma lo stesso territorio del Kurdistan, e quindi la nazione kurda, sono stati smembrati e divisi tra gli Stati confinanti. Tali Stati hanno immediatamente cercato di annullare al loro interno l’identità Kurda e per cancellare il nome dei Kurdi e del Kurdistan dalla storia del mondo hanno applicato politiche di oppressione con incarcerazioni, deportazioni, massacri, nella totale negazione di ogni diritto umano. Per applicare questa politica in modo più silenzioso e più facile, hanno cominciato ad attuarla in primo luogo nei confronti degli intellettuali, nonostante il loro numero, all’interno della società kurda, fosse relativamente esiguo. Ma gli intellettuali erano conside-rati, dal potere nemico, come il fuoco che cova sotto la paglia. Per tagliare i contatti tra gli intellettuali e la popolazione, per evitare che la loro voce arrivasse alla nazione e illustrasse gli obiettivi della sporca politica del nemico incoraggiando la resistenza, la rivolta, la lotta per riottenere i legittimi diritti, negati, il potere ha vietato ogni forma di libertà. La realtà ha dimostrato che i nemici del popolo kurdo anche in questa politica si erano sbagliati e non avevano capito ancora che «quando un popolo paga la libertà con il sangue, nessuno può sbarrargli la strada». Così, il piano realizzato dai governi per tagliare i contatti tra gli intellettuali e la popolazione del Kurdistan ha avuto l’esito contrario, ha rinsaldato i contatti e ha provocato l’avvicinamento tra la popolazione e gli intellettuali, soprattutto poeti e scrittori, i quali, con scelta appropriata, hanno puntato molto sulla poesia. La poesia d’autore, che era un genere prima piuttosto elitario, è diventata allora uno strumento di espressione quasi normale per rivelare la volontà, gli obiettivi, la sensibilità, il dolore e la felicità degli esseri umani in una forma attraente che, unita con la musicalità del ritmo, riusciva a entrare in tutte le orecchie e a risuonare su tutte le bocche. La poesia è così andata incontro alla popolazione, abbracciando tutti con amore e portando con sé le idee di libertà, di patriottismo, di democrazia, di umanità. La poesia ha espresso il dolore del popolo e il suo odio nei confronti dell’ oppressione e ha mostrato che la liberazione nazionale è l unica strada per ritornare a vivere. Ha approfondito la sensibilità popolare nei confronti dei popoli di tutto il mondo impegnati a conquistare la libertà e i loro diritti, ai quali bisogna offrire appoggio e solidarietà.
La poesia degli ultimi decenni è stata costruita, e preziosamente ornata, con queste prestigiose tematiche. Così si è trasformata in una delle armi più efficaci non soltanto per abbattere quel muro che il nemico voleva alzare tra i poeti e la popolazione kurda. È diventata un’arma molto efficace e forte nella lotta dei popoli per la libertà, l’autodeterminazione, la democrazia, la pace.
Alcuni tra i poeti hanno combattuto sul campo di battaglia e hanno dato la vita, come martiri. L’oppressione, la tirannia degli occupanti del Kurdistan, torturatori dei Kurdi, hanno dunque provocato una rivoluzione anche nella poesia.
Ibrahim Ahmad
Introduzione
Per la sua posizione strategica e per le sue risorse, e forse anche perché il suo popolo non ha mai avuto mire espansionistiche, il Kurdi-stan è stato sottoposto a diverse dominazioni. Ma, se nelle città e presso le corti principesche i letterati — molti, non tutti — adottarono pelle loro opere, nei secoli scorsi, l’arabo, il persiano, il turco, nei villaggi si sono tramandate una lingua e una poesia multiforme, scaturite dal cuore dei millenni. Per quanto modificata e arricchita a contatto con gli idiomi di altri popoli, la lingua kurda è la lingua dell’ Avesta. Alcune parole kurde di oggi sono le stesse usate da Zardasht (Zarathustra) nelle Ghata, gli inni sacri di cui rimangono pochi frammenti. Alessandro Coletti nella sua «Grammatica» nota che i Kurdi chiamano la loro lingua anche «màda», cioè medo e Tawfik Whaby, il più importante storico kurdo del nostro tempo, afferma: «Mentre i primi Kurdi proto-indoariani non lo erano, i Kurdi di oggi sono Medi». Alessandro il Macedone incendiò la biblioteca di Ecbatana, e in assenza di scavi archeologici non possiamo sapere se qualche altra testimonianza della lingua dei Medi è sepolta con la loro capitale. Sembra quindi che la lingua kurda sia sopravvissuta per alcuni secoli attraverso la trasmissione orale (la prima grammatica risale al secolo XVII) e sia rimasta viva nonostante tutte le vicissitudini della popolazione proprio grazie alla forza delle tradizioni dei Kurdi, «ferme come le rocce delle loro montagne». Poesia, musica, danza sono connaturate con il popolo kurdo, tanto che l’etnologo Viltchevsky parla di «ipertrofia del folklore». La poesia popolare kurda si canta, e anche le liriche contemporanee vengono dette con voce, cadenze e tono che sono musicali, diversi dagli accenti del linguaggio quotidiano. L'antichità della musica kurda, dicono gli esperti, è dimostrata dal fatto che essa si è sviluppata sulla propria tradizione conservando un unico «modo» che i popoli vicini chiamano «kord» o «kurd».
Il divieto islamico di far musica al di fuori del contesto religioso non ebbe alcun ascolto da parte kurda. Fanno parte del folklore poemi epici, cavallereschi, d’amore, in molte versioni, che cantano i bardi; fiabe, leggende, racconti, ballate e canti dedicati ai villaggi, alle stagioni, alla natura, all’amore, agli eventi della vita sociale, ai piccoli ...
Laura Schrader
Canti d'amore e di libertà del popolo kurdo
Tascabili Economici Newton
Tascabili Economici Newton Canti d'amore e di libertà del popolo kurdo Prefazione di Ibrahim Ahmad A cura di Laura Schrader
Tascabili Economici Newton 100 pagine 1000 lire
99
In copertina: Smko Tawfek, Il ritorno (per gentile concessione dell’autore)
Stampato su carta Tambulky della Cartiera di Anjala distribuita dalla Fennocarta s.r.l., Milano Copertina stampata su cartoncino Fine Art Board prodotto dalla Cartiera di Aanekoski
Tascabili Economici Newton, sezione dei Paperbacks Pubblicazione settimanale, 30 ottobre 1993 Direttore responsabile: G-A. Cibotto Registrazione del Tribunale di Roma n. 16024 del 21 agosto 1975 Fotocomposizione: Coop. Sinnos a r.l., Roma Stampato per conto della Newton Compton editori s.r.l., Roma presso la Rotolito Lombarda S.p.A., Pioltello (MI) Distribuzione nazionale per le edicole: A. Pieroni s. r.l. Viale Vittorio Veneto 28 - 20124 Milano - telefono 02-29000221 telex332379 Pieron I- telefax02-6597865 Consulenza diffusionale: Eagle Press s.r.l, Roma