Poesia curda
Edoardo Sanguineti
Besa
La poesia curda riflette il carattere fiero e l’amore per la libertà di una nazione oppressa, popolata da tribù isolate tra le montagne e circondata da popoli storicamente nemici. Nel XX secolo il movimento culturale curdo, che ha stretti legami con il movimento nazionale, si è dedicato alla riscoperta e alla valorizzazione del proprio patrimonio letterario.
La produzione è cospicua, soprattutto quella tramandata oralmente dal popolo analfabeta, in particolar modo dalle donne che, essendo meno scolarizzate, hanno subito in minor misura il processo di omologazione imposto dai governi dominanti.
Nella letteratura curda la poesia è egemone rispetto alla prosa, i canti epici o inneggianti alla natura scandiscono tutta la vita dei curdi, accompagnandoli nel corso delle loro attività quotidiane.
INTRODUZIONE
Il problema della lingua
“Il mondo è una rosa, odorala e passala al tuo amico.” Questo proverbio curdo di inusitata delicatezza contrasta con l’immagine di montanari rudi e feroci tramandata nei secoli. Merita attenzione il “problema della lingua”. Solo da due secoli è riconosciuta la specificità della lingua curda, in precedenza considerata un dialetto spurio del persiano, e che appartiene al gruppo nord-occidentale delle lingue iraniche. Il primo riconoscimento avviene ad opera dell’italiano Maurizio Garzoni che nel 1787 pubblica, primo in occidente, la Grammatica e vocabolario della lingua kurdal.
A questo proposito mi è capitato nei viaggi nel Kurdistan di sentirmi rispondere quando dicevo di essere italiana: “Ah, anche Garzoni era italiano”. E trovavo estremamente curioso sentire nominare un connazionale vissuto due secoli fa e famoso nel Kurdistan, mentre in Italia è conosciuto solo da pochi specialisti. “Le nazioni sono fenomeni complessi che si compongono di fattori etnici, geografici, morali, ma, in ogni caso isolato, alcuni di questi fattori possono avere un ruolo determinante. Per i curdi, che sono dispersi in vasti spazi e dal punto di vista somatico presentano differenze notevoli, i fattori essenziali che ne determinano la nazione sono il modo di vivere e soprattutto la lingua”2.
La lingua è il fattore base che unisce i curdi, ne contraddistingue la specificità, e qualifica il carattere di nazione del popolo curdo. Per questo l’etnocidio dei curdi passa attraverso l’e-marginazione, l’alienazione linguistica e culturale, la difficoltà di accedere all’istruzione. La lingua ha costituito l’elemento principale che ha mantenuto la coesione e la conservazione dello spirito nazionale curdo. Affermare l’originalità della lingua curda non è solo un fatto linguistico ristretto a pochi specialisti, ma diventa un fattore politico di estrema importanza. Negare l’esistenza della lingua curda significa rifiutare la presenza di un popolo diverso dall’etnia dominante. Per questo la repressione anticurda si è accentrata sulla lingua, cercando di impedirne la diffusione3.
In Turchia e Siria è proibito stampare, ricevere e conservare pubblicazioni in lingua curda. Non è neppure tollerato l’ascolto di musica curda.
In Iraq le pubblicazioni curde sono numerose, anche se sono calate negli ultimi anni, e vengono sottoposte ad una censura rigorosissima. In Iran le pubblicazioni sono ridotte, ma sono aumentate negli ultimi anni. In questo contesto affermare l’originalità della lingua curda è sinonimo di un riconoscimento politico nazionale. Perseguendo tale meta, il movimento nazionale curdo ha sempre cercato di manifestarsi sotto una duplice forma culturale e politica. Ha sempre richiesto l’apertura di scuole elementari e secondarie con l’insegnamento della lingua curda, la creazione di università curde, stazioni radio, giornali e pubblicazioni in lingua curda. D’altra parte gli intellettuali curdi hanno saputo sovente congiungere all’impegno politico le attività letterarie, pubblicando grammatiche, vocabolari, analisi storiche, poesie, ecc.
La lingua curda comprende dialetti le cui differenze sono generalmente proporzionali alla distanza geografica che li separa. Non ha mai avuto la possibilità di unificarsi ed i suoi dialetti si ripartiscono in tre gruppi linguistici:
1. kurmangi, il curdo settentrionale, ha la struttura fonetica e morfologica più arcaica rispetto agli altri dialetti. Parlato da circa i due terzi dei curdi, è diffuso in Turchia, Siria, Unione Sovietica, parte dei curdi iraniani, circa un terzo dei curdi iracheni. Ha dato vita ad una lingua letteraria.
2. sorani, è il gruppo centrale parlato nel Kurdistan d’Iran e d’Iraq. Ha dato vita ad una lingua letteraria molto importante nel XX secolo, avendo potuto svilupparsi in un contesto più favorevole.
3. il gruppo meridionale è formato da numerosi dia-letti eterogenei, diffusi nel Kurdistan meridionale d’Iran. Non è riuscito a dar vita ad una lingua letteraria.
Nel Kurdistan il predominio di un dialetto è strettamente collegato all’espansione politica, economica e culturale dell’area in cui è diffuso quell idioma. I dialetti di Amadiya (kurmangi) e Sulaimaniya (sorani) sono considerati i più rilevanti storicamente.
Nei secoli scorsi prevaleva il principato di Amadiya. Il suo dialetto era considerato il più puro e fu alla base del vocabolario approntato da Maurizio Garzoni. In questo secolo Sulaimaniya ha assunto il ruolo di guida del nazionalismo curdo. I maggiori letterati, studiosi ed esponenti politici curdi iracheni provengono da quest’area, ragione per la quale sotto il profilo culturale il dialetto di Sulaimaniya sta assu¬mendo una funzione egemone, con lo sviluppo di una solida intelligentija che rappresenta un polo di riferimento per tutti i curdi. A causa delle diffìcili condizioni politiche la scrittura curda non è ancora unificata.
Probabilmente il curdo è l’unica lingua che si scrive con tre alfabeti. In Turchia e Siria i curdi usano i caratteri latini, in Unione Sovietica i caratte¬ri cirillici con qualche adattamento, in Iraq e Iran i caratteri arabi. Il problema della lingua e della sua traslitterazione rappresenta uno dei punti cruciali che gli intellettuali curdi devono affrontare e risolvere.
La letteratura curda4
La letteratura curda è una ramificazione delle let-terature islamiche. E caratterizzata dall’influenza delle culture limitrofe — araba, persiana, turca —; l’ispirazione attinge copiosamente alla letteratura orale. Tracciandone la storia emerge un affresco del ruolo e delle condizioni della letteratura in una nazione oppressa. La letteratura curda, orale e scritta, presenta una ricchezza e problematiche insospettate: fierezza e amore per la libertà sono i temi dominanti. Nel XX secolo il movimento cultuale curdo, che ha stretti legami con il movimento nazionale, ha concentrato i propri sforzi alla riscoperta e valorizzazione del proprio patrimonio letterario. La produzione è cospicua, soprattutto se si include la letteratura popolare tramandata oralmente dal popolo analfabeta, che ha inteso così esprimere l’esigenza di conservare le proprie tradizioni e cultura. Consiste soprattutto in canti d’amore e di guerra, proverbi, leggende e racconti. La produzione è così abbondante che si può parlare di ipertrofia del folclore, secondo l’espressione di O. Viltchevsky. I canti epici narrano le lotte sostenute contro arabi, mongoli, crociati, persiani e turchi, e spesso esemplificano la tendenza curda a rielaborare il materiale narrativo dei popoli vicini. Alcuni testi sono relativamente antichi e risalgono al XV e XVI secolo. I canti e i proverbi scandiscono tutta la vita dei curdi, accompagnandoli nel corso delle attività quotidiane, in occasione di gioie e dolori. Questa ricchezza deriva dall’isolamento geografico e dalla struttura tribale, per cui ogni regione ed ogni tribù costituiscono una fonte del folclore e conservano un proprio patrimonio di canti d’amore e di guerra, racconti, leggende, proverbi. I canti epici narrano le lotte sostenute contro arabi, mongoli, crociati persiani e turchi. E spesso esemplificano la tendenza curda a rielaborare il materiale narrativo dei popoli vicini. Alcuni testi sono relativamente antichi e risalgono al XV e XVI secolo.
Esistono due forme di letteratura orale: quella popolare e quella diffusa da un piccolo numero di narratori professionisti (cîrokbêg e dengèg), spesso al servizio dei capi feudali o tribali. La letteratura orale è predominante. La poesia è egemone rispetto alla prosa. Viene tramandata dal popolo analfabeta, costi¬tuito soprattutto da contadini e pastori, e la sua originalità profonda è costituita dall’importante presenza femminile. Nella società curda la donna occupa un posto privilegiato: non porta il velo, in assenza del marito può ricevere un ospite straniero, è presente
tutte le attività del clan. Ha un ruolo importante nel preservare la cultura curda e ad insegnare ai figli la lingua materna, in quanto ha minore scolarità e contatti con il mondo esterno, e spesso non conosce altra lingua che il curdo. I proverbi curdi sono innumerevoli. Un grande poeta curdo contemporaneo, Piremerd, ne ha raccolti oltre seimila. Le prime opere letterarie conosciute nascono parallelamente ed in opposizione al consolidamento degli imperi ottomano e persiano. La battaglia di Cialdiran nel 1514, fissa le frontiere tra la Persia e l’impero ottomano che affida la salvaguardia delle frontiere orientali ai principi curdi che si costituiscono in dinastie ereditarie, più o meno indipendenti, che hanno salvaguardato la propria autono¬mia fino alla metà del XIX secolo, quando furono progressivamente assorbiti dai governi centrali.
Questi principati furono i luoghi privilegiati della cultura curda dal XV al XVIII secolo, quando il rigoglio feudale coincide con l’emergere di poeti curdi.
Ci sono numerosi esempi di principi curdi mecenati delle arti e delle lettere. Talora sono essi stessi letterati che favoriscono la cultura presso le corti. Si deve sottolineare che l’intelligentija curda ha avuto come riferimento culturale Istanbul, Tehran e Baghdad, acquisendo così una cultura estranea al proprio contesto socio-culturale. Talora il curdo viene negletto a favore delle lingue turca, persiana e araba.
Le origini della letteratura curda restano oscure e incerte. È diffìcile attribuire una data ad alcuni autori. Non si sa nulla della cultura pre-islamica. Ed i conflitti non hanno permesso la conservazione di testi scritti.
Il primo poeta curdo di cui si hanno dati certi è Eli Heriri (1425-1495) nato ad Hakkari. Le sue poesie celebrano la bellezza della natura e delle fanciulle, l’amore per la patria. L’età classica della letteratura curda comincia nel XV secolo, quando emerge una pleiade di poeti curdi.
Questa fioritura coincide con il periodo del rigoglio feudale. Ci sono numerosi esempi di principi curdi mecenati delle arti e delle lettere. Talora sono essi stessi letterati che favoriscono la cultura presso le corti. Sharaf Khan, principe di Bitlis, nel 1596 termina in persiano Sharafnameh o Storia della nazione curda. Opera che, secondo Minorsky, rappresenta “la base della nostra conoscenza della storia curda” e che tratta delle dinastie curde, in particolare quella di Bitlis. Nel sec. XVII rifiorisce la letteratura nazionale curda. Malayè Giaziri (1570-1640) si ispira al sufismo e le sue opere sono ancora molto diffuse. Il grande poeta curdo è Himed Khani (1651- 1707) che compie nella letteratura curda una svolta simile per certi aspetti a quella compiuta da Dante in Italia. Reagisce contro l’uso di scrivere nella lingua dei conquistatori. Reintroduce l’uso della lingua curda, anche se non disdegna di scrivere in arabo, turco, persiano. È l’autore di quella che viene considerata l’epopea nazionale curda Mem o Zin, dove afferma esplicitamente di scrivere in lingua curda per dimostrare che il suo popolo ha pari versatilità nelle lettere che nelle armi. Ehmed Khani elabora il sentimento nazionale curdo. Il filo narrativo dell’opera è l’amore di Mem e Zin, alla corte del principe di Bohtan. I protagonisti sono dei simboli. Il principe Mem non avrà pace fino a quando non libererà Zin, la donna amata che simboleggia il Kurdistan. Le innumerevoli difficolta e peripezie metteranno alla prova il suo coraggio e amore. È una professione di fede patriottica. Il poeta canta l’amore per la patria curda, vagheggia un re che possa unificare il Kurdistan e cacciare turchi, persiani, arabi.
Mi stupisco del fato che Dio ha riservato ai curdi... Questi curdi che con la sciabola hanno conquistato la gloria... Come è stato che sono stati privati dell’impero del mondo e sottomessi agli altri?... I turchi e i persiani sono circondati da muraglie curde... Tutte le volte che arabi e turchi mobilitano, sono i curdi che si bagnano nel sangue. Sempre disuniti, in discordia, non ubbidiscono l’uno all’altro... Se noi fossimo uniti, questo turco, questo arabo e questo persiano sarebbero i nostri servitori.” Nel XIX secolo la letteratura curda riceve nuovo impulso. Si evidenziano due movimenti. La corrente religiosa e mistica, e la corrente patriottica che incontra un successo maggiore. Nali (1800-1856) esalta la lotta del popolo curdo che cerca di liberarsi dal giogo ottomano. Hagi Qader Koyi (1815/16-1896/97) incita il popolo curdo alla lotta per la libertà e l’indipendenza.
All inizio di questo secolo escono i primi giornali e riviste curdi. Spesso sono bilingui. All’indomani della prima guerra mondiale il Kurdistan viene diviso tra quattro Stati (Turchia, Iran, Iraq, Siria), dove i curdi sono minoritari. La cultura curda segue un percorso diverso a seconda dell’evoluzione politica e sociale dello stato, e dei rapporti di forza tra potere centrale e movimento nazionale curdo. Risultato immediato della divisione è la mancanza di una comune lingua scritta. I due principali dialetti curdi kurmangi e sorcini erano scritti con l’alfabeto arabo fino agli anni ’20. La riforma dell’alfabeto latino introdotto da Kemal Atatiirk in Turchia e la presenza della Francia potenza mandataria sulla Siria inducono gli intellettuali curdi dei due Stati ad adottare i caratteri latini per la lingua curda. In Iran ed in Iraq si continua ad usare l’alfabeto arabo. In Unione Sovietica dalla fine degli anni ’30 viene di fatto imposto l’uso dell’alfabeto cirillico per la quasi totalità delle lingue, tra cui il curdo. La compresenza di tre alfabeti complica ulteriormente la situazione linguistica. La produzione letteraria sarà d’ora in poi strettamente correlata alle libertà acquisite. Dal 1924 in Turchia viene proibita la lingua curda, per cui gli intellettuali sono obbligati a usare la lingua dominante o ad avere una circolazione clandestina delle proprie opere. Ciò comporta il blocco quasi totale dell’attività editoriale in kurmangi.
Numerosi intellettuali curdi trovano rifugio in Siria, allora sotto mandato francese, dove tra le due guerre si assiste al rifiorire della letteratura curda grazie anche alla presenza dei due fratelli emiri Kamuran e Jeladet Bedir Khan. Con l’indipendenza anche in Siria viene proibito stampare e possedere pubblicazioni curde. In Iran lo scià ha attuato una politica di assimilazione, per cui il possesso di uno scritto in curdo poteva comportare l’arresto. La proclamazione della repubblica islamica in Iran e la conseguente rivolta curda per ottenere l’autonomia culturale e amministrativa hanno indotto le autorità di Tehran a tollerare le pubblicazioni in lingua curda. Si tratta soprat¬tutto di analisi sugli autori del passato. Il centro intellettuale si sposta da Istanbul a Baghdad, che rimane fino ad oggi il centro più importante, ma non l’uni¬co, della cultura curda. L’Iraq sotto mandato britannico, riconosce un minimo di diritti culturali ai curdi. In questo spazio di liberta vengono pubblicati riviste letterarie, giornali, raccolte di poesie, analisi storiche. La citta di Sulaimaniya diventa il centro culturale e politico del nazionalismo curdo. Si afferma la poesia realistica che annovera tra i suoi massimi esponenti Goran (Abdullah Suleyman) (1904-1962) che introduce i versi liberi.
Sostiene l’attuazione di radicali riforme sociali e da alla poesia un carattere militante. Hejar (Abd ar-Rahaman Serefqandi) (1921-1991) si mette in luce all epoca della repubblica curda di Mahabad in Iran nel 1946. Sollecita sia la liberazione nazionale sia le riforme strutturali. Con gli accordi siglati 1 11 marzo 1970 tra il regime bathista e il Partito democratico del Kurdistan-Iraq vengono rico¬nosciuti 1 autonomia della regione curda e i diritti culturali del popolo curdo. Vengono aperte l’Università curda di Sulaimaniya e 1 Accademia scientifica curda a Baghdad. La produzione letteraria si sviluppa in modo impressionante: ricerche sulla letteratura orale, raccolta di testi folcloristici, traduzioni, edizioni e ristampe di opere antiche e moderne. La sconfìtta del movimento nazionale curdo del marzo 1975 in Iraq ha profonde ripercussioni. Si accentua la politica di arabizzazione e di deportazione della popolazione curda in Iraq, soprattutto nell’area petrolifera di Kirkuk e nel 1988 avviene la distruzione dei cinquemila villaggi curdi. Negli anni ’80 il Grande Kurdistan è coinvolto nella repressione diffusa e capillare. La proclamazione della repubblica islamica (1979), la guerra Iran-Iraq (1980-1988), il golpe turco (1980), la crisi economica determinano l’esilio in Europa di numerosi intellettuali curdi che si rifugiano soprattutto in Svezia e Francia. Qui si organizzano e si avvalgono degli spazi dei paesi ospitanti per dar vita a centri editoriali e culturali che sono significativi poli di riferimento non solo per la diaspora ma per tutto il popolo curdo.
L’editoria curda in Europa è molto vivace. La Svezia è lo stato che, dopo l’Iraq, ha il più alto numero di pubblicazioni in lingua curda. Qui i dodicimila profughi curdi hanno potuto beneficiare delle facilitazioni concesse dallo stato sociale. Può essere interessante rilevare che in Svezia la produzione in kurmangi è superiore a quella in sora- ni. I letterati curdi trovano in Europa un terreno favorevole all’espressione della loro sofferenza di esiliato della scoperta del ritardo culturale e politico del popolo curdo. La produzione è alta, ma le opere di un certo rilievo sono limitate. Sembra inoltre che la poesia sia la forma letteraria più diffusa tra gli esiliati, ed in misura maggiore di quanto avvenga nel Kurdistan.
La tematiche dei poeti dell’esilio sono legate a tre filoni: alla nostalgia per il paese natale e la sofferenza per l’esilio del popolo curdo; alla vita in esilio; all’amore.
Scrivono in sorani e kurmangi; molto in turco (dovuto alla forzata scolarizzazione in turco); poco in arabo; con traduzioni in inglese, francese, tedesco.
Malaye Giaziri
Il Tuo Nome1
Il tuo nome è scritto nel registro eterno.
la penna della Conoscenza (divina) ha tracciato un
segno nel Grande Libro.
Tutto è forme e linee nel cerchio e nei punti
dell’Amore (mistico).
Queste figure sono simboli tra le allucinazioni del nulla.
La lettera Mim2 ha reso il sorgere del sole dell’Unità
sfavillante come uno specchio.
Essa scintilla ed il suo fulgore sorto tra gli arabi
colpisce la coppa di Persia
Affinché possiamo contemplare i testimoni dei
Nomi Divini sotto tutti i punti di vista.
Essa ha inebriato l’uno dell’Eterno, all’altro ha
svelato la forma dell’idolo.
L’uno è invaghito dai capelli, all’altro è apparso il
neo.
Ha dato lo specchio ad Alessandro e la coppa a
Giam.
Le anime sante desiderano la notte del Qadr3.
La tua luce è la fiaccola che rischiara la lampada del
santuario.
.....
Edoardo Sanguineti
Poesia curda
Besa
Besa Editrice
Poesia curda
Edoardo Sanguineti
Besa Editrice
46 Lune Nuove
Poesia curda
Edoardo Sanguineti
© 1999
Besa
Questo volume è tratto dalla rivista
Bollettario quadrimestrale di scrittura e critica
5/6 Anno 2° maggio-settembre 1991
Direttore
Edoardo Sanguineti
Redazione
Nadia Cavalera, Marcello Frixione, Tommaso Ottonieri
Con la collaborazione di
Luciano Anceschi, Nanni Balestrini, Franco Beltrametti,
Sherko Bekas, Cadelo, Franco Cavallo, Giorgio Celli,
Dayki Solav, Giuliano Della Casa, Mirella Galletti,
Alfredo Giuliani, Latif Halmat, Gila Husseini, Umberto Lacatena,
Jean-Jacques Lebel, Elio Pagliarini, Claudio Parmiggiani,
Abdulla Peschew, Vito Riviello, Ferhad Shakely, Michele Sovente
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